giovedì 19 gennaio 2012

Il Giappone post Fukushima rilancia un nuovo piano nucleare

Fonte: ibtimes.com

Il Giappone, ancora ferito dal disastro di Fukushima, rilancia il suo piano nucleare progettando di estendere la durata massima di funzionamento dei reattori da 40 a 60 anni. La proposta è stata avanzata dall'Agenzia per la sicurezza nucleare e industriale di Tokyo, che mercoledì scorso ha presentato al ministro dell’Industria dei risultati molto positivi sugli stress test relativi a due reattori situati nella prefettura di Fukui.
Secondo i dati forniti dall’Agenzia i due reattori sarebbero in grado di sopportare un terremoto con magnitudo 9.0 e uno tsunami con onde alte fino a 11,4 metri d’altezza. Se questi dati dovessero rivelarsi esatti ciò vorrebbe dire che i reattori resisterebbero ad un evento analogo a quello accaduto a Fukushima, il 21 Marzo 2011, quando un terremoto con magnitudo 8.9 e il successivo tsunami hanno provocato il più grave disastro nucleare nella storia del Giappone. Mentre prosegue la discussione sulla possibilità di prolungare la vita dei reattori nucleari, Tokio ha già decretato la riapertura dell’impianto di Fukui, durante una riunione a porte chiuse presso il ministero dell’Industria da cui sono stati volutamente esclusi gli ambientalisti. La scelta di non permettere la partecipazione degli operatori contrari al nucleare ha suscitato delle reazioni fra i membri della commissione ministeriale per l’energia nucleare, spingendo due di loro ad abbandonare l’incontro, uno di essi è il professor Hino che intervistato dai giornalisti ha sostenuto: “È sbagliato tenere un incontro così importante in una stanza chiusa”. La riapertura dell’impianto di Fukui deve essere letta nell’ambito del dibattito sulle strategie energetiche da seguire, iniziato in Giappone a seguito del disastro di Fukushima.

Dopo il 21 Marzo 2011 le autorità giapponesi hanno decretato la chiusura della maggior parte dei 54 reattori nucleari operanti nel paese per sottoporli a degli scrupolosi controlli. Gli ambientalisti hanno fortemente criticato la decisione di Tokio di proseguire nel suo programma nucleare, invitando la classe politica ad optare per un programma energetico basato sulle energie rinnovabili.
Il Ministro dell’Industria, Banri Kaieda, pur dimostrandosi favorevole allo sviluppo delle energie alternative, è cosciente della dipendenza energetica del Giappone dal programma nucleare che, prima del disastro di Fukushima, garantiva il 30% del fabbisogno energetico del paese. Alle parole del Ministro dell’Industria fanno eco quelle del capo di gabinetto, Osamu Fujimura, che ha risposto a chi chiedeva l’abbandono definitivo del programma nucleare sostenendo che: “Il numero di reattori si ridurrà nel tempo, così come la dipendenza del Giappone dall’ atomo a uso civile, il problema è come affrontare un improvviso spegnimento di questa fonte energetica quando non ci sono fonti alternative”.

Proseguono intanto le attività per lo smantellamento dei reattori di Fukushima. La Tokyo electric power co., società che si occupa di gestire la disastrata centrale nucleare, ha compiuto giovedì un’analisi endoscopica del reattore n. 2 accertando la presenza di forti radiazioni e un indebolimento della struttura. Durante l’ispezione la Tepco non ha trovato traccia del combustibile del reattore che si ritiene possa essersi fuso. Un portavoce della società ha fatto sapere che la tecnologia attuale non permette il recupero del materiale, presumibilmente scivolato in un’area sottostante a quella analizzata con l’endoscopio.

Nonostante i molti tentativi degli ambientalisti di impedire la riapertura degli impianti chiusi dopo il disastro di Fukushima, sembra proprio che il governo di Tokio non intenda rinunciare ad una delle principali fonti di energia del paese. A rendere ancor più difficile la chiusura delle centrali sono gli enormi interessi economici che ruotano intorno al programma nucleare e l’assenza di reali alternative. Le energie rinnovabili presentano, infatti, un rapporto costi-benefici che non le qualifica come fonti alternative all’uso civile dell’atomo.
Uno studio recente ha tuttavia dimostrato che investendo nella ricerca per migliorare la resa delle energie alternative, nel giro di un decennio produrre 1 KW in un impianto fotovoltaico avrà un costo inferiore rispetto a quello che si dovrebbe sostenere utilizzando un impianto nucleare.
L’auspicio degli ambientalisti giapponesi è che il Primo Ministro, Yoshihiko Noda, rimanga sulla stessa posizione espressa a settembre quando in un comunicato aveva annunciato: “Dobbiamo creare una società basata su nuove energie. Grazie alle nostre capacità tecniche, insieme a una riforma delle leggi e a una politica di sostegno per l'adozione delle nuove energie, noi dobbiamo fare del Giappone un modello su scala globale”.

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