mercoledì 14 marzo 2012

Eolico nel porto di Genova: un piano da 20 milioni


Fonte: ilsecoloxix.it: Genova - Due mesi per portare a termine il progetto. Poi sarà tutto nelle mani della burocrazia romana che dovrà dare l’ok attraverso la Via (valutazione di impatto ambientale) nazionale. Accelera il progetto delle pale eoliche in porto: Genova sarà il primo scalo italiano e uno dei primi al mondo a sviluppare un mini-impianto sulla diga foranea formato da 39 piccole pale. Ovviamente, autorizzazioni promettendo.

Enel Green Power è arrivata quasi a termine dei lavori di progettazione ed entro sessanta giorni presenterà il suo piano da 20 milioni di investimenti alle istituzioni, come ha spiegato ieri a Genova Sonia Sandei, responsabile sviluppo business per il nordovest del gruppo dell’energia verde. Alla Sustainable Maritime Transport Conference, organizzata da IIc e Sos Logistica a Palazzo San Giorgio, Sandei ha svelato i primi particolari del progetto: riprodotto qui sopra, il primo lay out del posizionamento delle pale.

Si tratta, è bene chiarirlo, di una prima ipotesi che potrebbe subire delle modifiche e che, sinora, si basa sulla disponibilità di spazi fornita dall’Autorità portuale. Altre aree, infatti, potrebbero entrare in conflitto con i traffici portuali. Saranno utilizzate pale tradizionali, non le pale “libellula” progettate da Renzo Piano e che comunque sono allo studio del gruppo come prototipo. Per ottenere le autorizzazioni, spiegano a Enel Green Power, è necessario utilizzare invece unità collaudate.

Già fissati i numeri principali: le 39 pale che troveranno spazio sulla diga foranea saranno alte circa 30 metri per una potenza massima di 199kW. La potenzia complessiva dell’impianto sarà di 7,8 MW per una produzione energetica di 12GWh/anno. Un impianto piccolo, ma che rientra in pieno «nella logica dello sviluppo della microgenerazione» spiega al Secolo XIX Sandei.

In concreto, l’energia prodotta dalle pale raggiungerà terra attraverso un sistema di cavi sotterranei sui fondali del porto e, da lì, sarà immessa direttamente nella rete. Qualche altro numero: secondo le stime di Enel Green Power l’energia prodotta è in grado di soddisfare il fabbisogno di 6.680 famiglie e, visto che si tratta di energie verdi, significa ridurre le emissioni di anidride carbonica di 5.966 tonnellate l’anno, l’ossido di azoto di 6,98 tonnellate, l’ossido di solfuro di 11,2 tonnellate le polveri sottili di 0,35 tonnellate l’anno.

Il progetto per il porto verde era nato nel 2008 con un protocollo d’intesa siglato tra la Regione Liguria ed Enel. L’anno dopo Enel Green Power ha avviato l’iter autorizzativo per il progetto diga foranea e, nel 2011, il Comitato portuale ha dato il primo ok per il rilascio della concessione. Ora è il momento della Via nazionale: «Difficile dire quanto tempo occorrerà» spiega Sandei. Anni, forse? «Speriamo proprio di no, ma è molto difficile fare previsioni in questo campo. Tra l’altro, sono cambiate le regole: una volta era necessario la Via regionale, ora la Via nazionale il che, inevitabilmente, allunga un po’ i tempi».

Tra i principali ostacoli, se ci si basa su quanto accaduto sinora, ci sarà sicuramente l’impatto visivo degli impianti, uno dei punti deboli di tutti gli iter autorizzativi dell’eolico sino ad oggi in Italia. In questo caso, però, le pale avrebbero un impatto relativo visto che si tratta di unità alte solo 30 metri e che si trovano comunque a una certa distanza da terra. «Ovviamente speriamo che tutto vada per il verso giusto: lo capiremo in occasione della prima conferenza dei servizi» conclude Sandei.

Le opere nei porti, in Italia, sono tradizionalmente oggetto di grande controversie e, in alcuni casi, fallimenti. Pur trattandosi di un’opera molto più impattante e sicuramente controversa dal punto di vista dell’accoglimento da parte della cittadinanza, basti citare il caso British Gas a Brindisi: le autorizzazioni per la realizzazione di un rigassificatore non sono arrivate in undici anni, l’ultima conferenza dei servizi che pareva essere l’ultimo passo non è stata convocata in 600 giorni e, alla fine, il gruppo dell’energia ha deciso di gettare la spugna e rinunciare al progetto, nonostante gli investimenti già portati avanti. Non è un caso isolato: la mappa dei rigassificatori in Italia in via di autorizzazione è enormemente più estesa dei progetti - non più di tre o quattro - che ragionevolmente vedranno la luce. Sulle pale eoliche non esistono invece statistiche: il caso Genova è destinato a fare da battistrada.

-Innova Energie Rinnovabili, Cagliari-  

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