Parliamo di biomasse. A più di un anno di distanza dall’approvazione del Decreto Rinnovabili del 3 marzo 2011, sono ancora molte le incognite relative ai nuovi meccanismi di incentivi statali che dovranno guidare il futuro sviluppo delle bioenergie in Italia, sia per quanto riguarda la produzione termica, sia quella elettrica. E proprio in questo clima di incertezze, il nostro Paese rischia ora di trascurare una delle sue più grandi opportunità “energetiche” per adempiere agli obiettivi europei del 2020: l’incentivazione delle biomasse legnose.
Le biomasse, una grande risorsa bioenergetica, legate principalmente alle attività della filiera rurale e boschiva, meriterebbero senza dubbio una seria revisione delle politiche di promozione delle energie rinnovabili, (a partire dallo stesso Pan), per il raggiungimento di “obiettivi termici” che vadano ben oltre la soglia di quelli previsti dalla Ue. Il motivo è semplice: se l’Italia attuasse delle misure concrete, secondo una stima della Coldiretti, potrebbe addirittura raddoppiare a basso costo il suo consumo di calore da biomasse legnose, passando dagli attuali 5 Mtep – fissati dal corrente Piano di promozione delle Fer – a circa 10 Mtep entro il 2020.
Il risparmio energetico è evidente se consideriamo che i costi complessivi delle politiche di sostegno per il raggiungimento di questo obiettivo non supererebbero comunque i 500 milioni di euro all'anno, un valore nettamente inferiore rispetto ai circa 6 miliardi di € oggi destinati annualmente al fotovoltaico. Un risultato questo, che può essere raggiunto anche grazie all’importante primato dell’industria italiana nel comparto delle stufe a legna e del pellet, dove copre circa il 90% della domanda sul fronte del mercato interno ed esporta quasi il 35% della sua produzione nazionale. La posizione del “made in Italy”, è inoltre molto forte anche nel campo delle tecnologie per la cogenerazione e il teleriscaldamento da biomasse....continua a leggere
Fonte: ecoseven.net
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